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Storytelling: No story? No party!

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Le storie si sa, hanno la capacità di catturare l’attenzione di chiunque, grande o piccolo. L’uomo è fatto così, difficilmente in grado di ricordare la più semplice nozione o formula, ma sorprendentemente capace di imprimere un racconto nella propria memoria. Quindi perché non “raccontarsi” per stimolare l’esperienza d’acquisto?

Dietro ogni marchio ci sono migliaia di storie, l’arte sta nel trovare quella giusta, quella che non è solo bella, ma anche un potente strumento di comunicazione. Lo storytelling nasce così, metti un racconto, aggiungi un pizzico di originalità e sentimento e contorna il tutto con un approccio libero e creativo, mai troppo rigido.

Nell’ambito del marketing fare storytelling significa narrare e rafforzare l’identità del brand (storytelling marketing) o del prodotto (storytelling prodotto) utilizzando pensieri, emozioni e parole per spingere il consumatore a sceglierti tra altri mille marchi.

Per intraprendere una buona attività di storytelling si deve per prima cosa:

  •  Identificare il target di riferimento e ascoltare cosa si dice di sé sul web
  • Conoscere ciò che rende il prodotto diverso dalla concorrenza
  • Creare una mappa della storia e un personaggio
  • Ascoltare il racconto finito e revisionarlo con l’aiuto di feed back altrui
  • Scegliere i canali di comunicazione più efficaci (ad esempio, sito web, packaging, social media)
  • Mantenersi coerenti al brand e accompagnare lo storytelling con un adeguato piano di content marketing

Il tradizionale spot che invita ad acquistare un singolo prodotto non conquista facilmente il pubblico di consumatori di oggi. E’ sempre più necessario rompere gli schemi, far parlare di sé, coinvolgere l’utente, perché non sono più i prodotti ad essere comprati ma la storia che essi raccontano. Lo storytelling alza il livello di attenzione del nostro interlocutore e lo rende più ricettivo al messaggio promozionale perché le esperienze di vita, soprattutto quelle che chiamano in gioco tutti i sensi sono sempre più convincenti di qualsiasi statistica o grafico.

Ovviamente non sempre la ricetta funziona. Occorre combinare insieme ad arte tanti piccoli accorgimenti come:

  •  Essere coerenti

La storia deve essere radicata nella realtà del marchio, del prodotto, e dell’azienda. Se la storia che si racconta è incoerente, farà confondere i consumatori che si allontaneranno dal marchio in cerca di un altro che soddisfi le loro aspettative. Dunque, bisogna essere creativi  ma non allontanarsi troppo dall’identità del proprio brand. La confusione è il nemico numero uno di qualsiasi marchio.

  • Emozionare

Da sempre le grandi narrazioni nascono da grandi emozioni, che siano particolarmente toccanti o esilaranti ciò che conta è scuotere l’animo dello spettatore

  • Relazionarsi con il pubblico

Bisogna creare un legame emotivo con il pubblico, far sì che questo si identifichi nella storia, nel personaggio protagonista e si lasci trasportare nella narrazione

  • Siate originali

Le storie noiose non attirano né intrattengono gli utenti, pertanto bisogna sempre proporre una storia particolare e avvincente, ricca di personalità

  • Semplicità

La narrazione deve essere lineare e scevra da tutti gli elementi meno importanti

E’ sbagliato credere che solo brand famosi come Apple possano ricorrere allo storytelling, ogni azienda può farlo, e anzi sempre più aziende grandi o piccole decidono di conquistare il pubblico attraverso la propria storia, e sempre più consumatori acquistano più che per il prodotto in sé, per  i valori che esso racchiude.

Il Caso Sammontana

“C’era una volta ad Empoli un uomo di nome Romeo che aveva sei figli  e un sogno sotto un bianco cappello…” così inizia la “Storia di un sorriso” di Sammontana. L’azienda toscana partendo da Romeo che aprì la latteria Sammontana, passando per il primo figlio Renzo che ha avuto l’idea dei gelati, e gli altri due, Sergio e Loriano, che hanno contribuito alla nascita dell’azienda, ha saputo in soli due minuti conquistare il pubblico con originalità, verità ed emozione. Ma non si è fermata qui, ben conscia della forza della multicanalità ha affiancato al video che racconta la storia della famiglia, un contest sui social per i più giovani “Raccontaci cos’è per te il gelato e condividi i tuoi momenti di gusto con l’hastag #sedicogelato”.

Dunque cosa ci insegna Sammontana? Quali sono gli ingredienti del successo della sua campagna di comunicazione?

  • La trasparenza
  • La semplicità
  • L’interazione con il pubblico
  • La diversificazione su più piattaforme

Il caso Fratelli La Bufala

Altro marchio che ha scelto di affidarsi allo storytelling sono i Fratelli la Bufala portando sullo schermo la storia dei Bufala Brothers Giuseppe, Antonio e Gennaro che dopo la scomparsa del padre, produttore di  mozzarelle, decidono di partire alla ricerca di fortuna chi aprendo un ristorante chi una scuola di flamenco, chi solo inseguendo il proprio sogno di dipingere. Sull’onda del grande successo del ristorante di Giuseppe anche gli altri fratelli recuperano l’attività paterna, scegliendo come marchio le corna del bufalo, gesto che simpaticamente il padre soleva fare ai figli.

Anche qui le chiavi del successo sono in primo luogo:

  •  L’emozione
  • I valori della famiglia
  • Il potere della colonna sonora
  • Il ritmo della storia
  • L’identificazione del pubblico nei personaggi

Il “narrarsi” non è tutto, è opportuno anche portare la propria storia sui social, adattandosi di volta in volta al tipo di network in questione. L’obiettivo è sempre il medesimo: condividere la storia del  brand e mostrarne l’aspetto umano, il “dietro le quinte”, e come farlo?

  • Su facebook con aggiornamenti di stato stile microblogging che riscuotono sempre molto successo
  • Su Twitter con brevi aggiornamenti da 140 caratteri uno di seguito all’altro creando attesa e curiosità nell’utente
  • Su Instagram postando immagini con una breve descrizione dei momenti che rappresentano, ancor meglio se gli scatti sono dei followers

Le tre cose invece da non fare:

  • Parlare di ciò che non cattura la curiosità del cliente come le eccelse qualità della marca o del prodotto cadendo nell’eccessiva autoreferenzialità, lo storytelling è uno strumento di promozione ma non  è necessario che l’utente debba accorgersene
  • Utilizzare un linguaggio troppo aziendale invece che informale e amichevole
  • Non seguire la pubblicazione della storia con adeguati e costanti aggiornamenti sullo stesso ma anche su diversi altri canali di comunicazione
  • Non adottare una struttura narrativa precisa fatta di un inizio,  uno svolgimento e una fine

 

Da notare che, sia la Sammontana che i Fratelli la Bufala hanno scelto di raccontare la loro storia personale, ma questo non è l’unico tipo di approccio possibile per raccontare una storia aziendale.

Ogni azienda in base al suo tipo di business e di target potrà optare per una:

  • storia educativa per diffondere un insegnamento morale ed etico come ci insegna il video del Ministero delle Pari Opportunità contro l’omofobia

  • una storia ispirata ai clienti, come quella creata da Carlsberg, noto marchio di birra, che mette in una sala cinematografica 148 “bad boys” e delle povere coppiette, il risultante è coinvolgente ed esilarante

  • una storia ispirata al presente, cioè una storia nuova, creata per attirare l’attenzione dei passanti come quella realizzata per lanciare il canale televisivo TNT di alta qualità in Belgio: un pulsante, una scritta “Push to add drama” e il successo è garantito

E voi, come pensate di “raccontarvi”?

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