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Guerrilla Marketing: le nuove regole alla base della comunicazione

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Erano gli anni ’80 quando una nuova strategia di comunicazione iniziò in modo originale e nient’affatto convenzionale a catturare l’attenzione del pubblico: era il guerrilla marketing che muoveva i suoi primi passi. Oggi i più grandi marchi come Volkswagen e Coca Cola ricorrono a questo tipo di marketing non convenzionale per promuovere in modo avvincente i propri prodotti e conquistare il mercato.

L’idea della guerrilla nasce dall’insieme di tante piccole azioni coordinate che partendo dalla conoscenza delle teorie del marketing tradizionale, cercano nuovi canali per comunicare con il cliente e convincerlo a visitare il sito o lo show room e a consigliarlo ad altri.

Difatti il guerrilla marketing ha non solo cambiato il modo di comunicare con il pubblico ma anche stravolto le normali regole di base. Alle famose 4P del marketing se ne sono aggiunte altre 4: penetrazione del mercato, permesso, personalizzazione e professionalità.

  • penetrazione del mercato

A differenza dei tradizionali canali di comunicazione il guerrilla marketing riesce a penetrare nel mercato come nessuno strumento di marketing ha fatto prima. Entra nella vita delle persone, per le strade che percorrono per andare a lavorare, nei bar dove prendono il caffè e li coinvolgono totalmente, penetra in modo diretto nella città e incontrando la gente in modo provocatorio e spiazzante.

  • permesso (permission)

Il guerrilla marketing, per il suo stesso modo di essere, è un tipo di comunicazione basata sul permesso del consumatore di comunicare con lui. Il consumatore non è obbligato ad assistere ad un’attività di guerrilla, come per esempio per gli spot in tv, il consumatore decide di assistere a tale attività. Perché? I motivi sono diversi, perché lo colpisce, ne attira l’attenzione in strada, lo incuriosisce, lo diverte. Ciò ovviamente garantisce una maggiore attenzione al messaggio trasmesso.

  • personalizzazione

La personalizzazione è alla base di una buona attività di guerrilla. Si sceglie un luogo, si individuano gli articoli aziendali più adatti, si sfrutta l’arredo urbano, ogni dettaglio viene personalizzato in base al messaggio che si vuole trasmettere

  • professionalità

L’efficacia di una campagna di guerrilla marketing dipende molto dalla professionalità con cui viene realizzata e con cui genera viralità, indipendentemente dalla qualità dell’idea di base. Infatti lo scopo principale non è solo sorprendere ma essere visibili al più ampio gruppo di persone.

 

E’ difficile dire cosa determini il successo di un’attività di guerrilla marketing rispetto ad un’altra, la particolarità che lo contraddistingue è che questo tipo di comunicazione mira a raggiungere obiettivi convenzionali come le vendite e il profitto tramite tecniche non convenzionali. Secondo P. Kotler, il guerrilla marketing non è altro che il vecchio passaparola. In effetti il successo di una campagna di guerrila si articola proprio nell’alternarsi di queste tre fasi: colpire, conquistare e far parlare di sè.

 

Guerrilla Marketing i principi base

Pur essendo imprevedibile la buona riuscita di una campagna potrà senza dubbio essere d’aiuto puntare su alcuni principi base che sono: la presenza sul maggior numero di media possibili, accompagnata da un’attività costante di monitoraggio e individuazione di nuovi strumenti da considerare; l’energia, tanta energia da impiegare perché una campagna di guerrilla è un marketing continuo, no stop; il network dato che, come per ogni passaparola, le relazioni sono fondamentali; il rispetto prima di tutto quindi mai offendere il consumatore o lasciarsi andare ad attività troppo aggressive; la regolarità delle azioni, di fatto bisognerebbe iniziare le attività di guerrilla al nascere dell’impresa e mai smettere finché essa esiste, ma senza dubbio riscuoterà un altrettanto decoroso successo anche una campagna relativa ad un singolo evento.

 

Forse il guerrilla marketing andrà sempre più affermandosi nell’orizzonte della pubblicità o forse avrà vita limitata a causa della probabile assuefazione del consumatore a messaggi che prima ne catturavano l’attenzione, ma ciò che conta è che oggi ha riportato alla ribalta la centralità del cliente e l’importanza di una comunicazione a 360° che negli ultimi anni erano state per alcuni versi trascurate.

 

 

 

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